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Trattamento fiscale delle criptovalute negli Stati Uniti (anno fiscale 2020)

Aggiornato il: mar 4


Il 12 febbraio ha aperto negli Stati Uniti la sessione annuale per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi personali all’Internal Revenue Service (“IRS”), l’ente di riscossione delle imposte americano. Le dichiarazioni relative all’anno fiscale 2020 potranno essere presentate fino al 15 aprile 2021.

Prima di intraprendere la presente trattazione, si ritiene opportuno evidenziare che negli Stati Uniti esiste un duplice livello di tassazione del reddito, a livello federale ed a livello di ogni singolo stato. A livello federale le aliquote di tassazione applicate per l’anno fiscale 2020 si presentano invariate rispetto all’anno 2019, con sette aliquote che vanno da un minimo del 10% (per redditi fino a $9,875 per singoli e $19,750 per coniugi che presentano la propria dichiarazione in forma congiunta) ad un massimo del 37% (per redditi superiori a $518,401 per singoli e $622,051 per coniugi che dichiarano congiuntamente). La tassazione statale, che si aggiunge a quella federale, presenta aliquote che variano da stato a stato. Vi sono poi sette stati, Alaska, Florida, Nevada, South Dakota, Texas, Washington e Wyoming che non prevedono una tassazione sul reddito percepito dalle persone fisiche. I soggetti residenti fiscalmente in questi stati, pertanto, sono tenuti a presentare una dichiarazione dei redditi solo a livello federale.


Nell’ambito di questo articolo ci soffermeremo sul livello di tassazione federale, che interessa tutti i soggetti tenuti a presentare dichiarazione dei redditi negli Stati Uniti.


Il modulo utilizzato a livello federale dall’IRS per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi personali sia da parte di cittadini americani che da parte di soggetti residenti fiscali negli Stati Uniti in possesso di Social Security Number (“SSN”) è conosciuto come Form 1040 – U.S. Individual Income Tax Return. Il modulo in oggetto assume il nominativo di Form 1040-NR – U.S. Nonresident Alien Income Tax Return per la predisposizione della dichiarazione fiscale di soggetti non residenti negli Stati Uniti, ma che, per molteplici ragioni (tra cui a titolo esemplificativo e non esaustivo, per il proprio coinvolgimento in un’attività commerciale negli Stati Uniti), sono tenuti a presentare dichiarazione dei redditi negli Stati Uniti. Questi ultimi sono in possesso di un numero di identificazione fiscale noto come Individual Taxpayer Identification Number (“ITIN”), alternativo al SSN previamente menzionato. Nella maggior parte dei casi l’ITIN è posseduto da soggetti stranieri che non vivono negli Stati Uniti, ma che sono tenuti a presentare dichiarazione dei redditi.

  • VALUTE VIRTUALI E CRIPTOVALUTE, DEFINIZIONE E TRATTAMENTO FISCALE DA PARTE DELL’IRS.

I moduli previamente menzionati, così come le istruzioni alla compilazione degli stessi, vengono aggiornati dall’IRS di anno in anno. Per l’anno fiscale 2020, sia il Form 1040 che la sua variante Form 1040-NR riportano in prima pagina, ben evidente al di sotto delle informazioni personali del dichiarante, la seguente domanda: "At any time during 2020, did you receive, sell, send, exchange, or otherwise acquire any financial interest in any virtual currency?" (In qualsiasi momento durante il 2020, hai ricevuto, venduto, inviato, scambiato o altrimenti acquisito interessi finanziari in qualsiasi valuta virtuale?”).

Fonte IRS.gov


Prima di affrontare la portata di questa domanda e comprendere la casistica in cui il dichiarante è tenuto a rispondere in modo affermativo o negativo al quesito, si rammenta che l’IRS ha pubblicato la prima guida per privati ​​e imprese sul trattamento fiscale delle transazioni che utilizzano valute virtuali nell’anno 2014 (Notice 2014-21, 2014-16 I.R.B. 938, Rev. Rul. 2019-24 e relative domande frequenti “FAQs”).


Nell’ambito di questa guida l’IRS ha specificato che “la valuta virtuale è una rappresentazione digitale del valore, diversa dalla rappresentazione del dollaro USA o di una valuta estera (“valuta reale”), che funziona come unità di conto, riserva di valore e mezzo di scambio”, e che la criptovaluta è un tipo di valuta virtuale che utilizza la crittografia per proteggere le transazioni registrate digitalmente su un libro mastro distribuito, come una blockchain.”


Ed è così che le criptovalute come Bitcoin, Ethereum ed altre, in virtù della loro inclusione nella categoria di valute virtuali, sono trattate dall’IRS al pari di queste ultime. Nello specifico, ai fini dell’imposta federale sul reddito le criptovalute sono trattate quali proprietà (“capital assets”), al pari di altri investimenti quali azioni, obbligazioni, metalli preziosi, gioielli e immobili, e non quali valute.

  • DICHIARAZIONE INFORMATIVA O QUALCOSA DI PIÙ?

Dopo queste dovute premesse terminologiche, è possibile tornare all’analisi effettiva di quanto il dichiarante è tenuto a prendere in considerazione per fornire un’adeguata risposta, affermativa o negativa, al quesito inserito nel modulo fiscale. L’inserimento di questa domanda nell’ambito della prima pagina della dichiarazione assume rilevanza meramente informativa di un aspetto fiscale che, come vedremo nei successivi paragrafi, è oggetto di disamina più approfondita in altre sezioni del formulario.


L’IRS ha recentemente rivisto le linee guida alla compilazione del Form 1040/1040-NR, riducendo considerevolmente le opacità ed incertezze che aleggiavano intorno a questa domanda. L’IRS ha infatti specificato che se il dichiarante ha effettuato nel corso dell’anno 2020 una “transazione” che ha coinvolto una valuta virtuale, è tenuto a rispondere affermativamente alla domanda in questione. Il termine “transazione” include, ma non è limitato a:

  • La ricezione o il trasferimento di valuta virtuale gratuitamente (senza fornire alcun corrispettivo), anche da un airdrop o da un hard fork;

  • Uno scambio di valuta virtuale per beni o servizi;

  • Una vendita di valuta virtuale;

  • Uno scambio di valuta virtuale con altra proprietà, inclusa un'altra valuta virtuale;

  • La disposizione di un interesse finanziario in valuta virtuale.

Le linee guida predisposte dall’IRS specificano altresì che il termine “transazione” non include la detenzione (“holding”) di valuta virtuale in un portafoglio o conto, così come non include il trasferimento di valuta virtuale da un portafoglio o conto controllato ad un altro portafoglio o conto ugualmente controllato dal dichiarante.


Per quanto concerne, invece, l’acquisto di valute virtuali, l’IRS ha recentemente fornito un chiarimento sul tema inserendo la nuova domanda Q5 all’interno delle proprie FAQs. Nello specifico, con l’aggiornamento del 2 marzo 2021, l’IRS ha confermato che se le uniche transazioni che hanno coinvolto valuta virtuale durante il 2020 sono state acquisti di valuta virtuale con valuta reale, non si è tenuti a rispondere in modo affermativo alla domanda presente nel Form 1040.

  • CALCOLARE E DISTINGUERE GUADAGNI E PERDITE GENERATI DALLE TRANSAZIONI CHE COINVOLGONO VALUTE VIRTUALI.

Per ogni cessione di valuta virtuale tramite vendita, scambio o trasferimento deve essere calcolata ed indicata la plusvalenza o minusvalenza generata (“capital gain / capital loss”) nell’ambito del Form 8949 - Sales and Other Dispositions of Capital Assets. Nello specifico, il dichiarante è tenuto a descrivere la proprietà, indicare data di acquisto, data di vendita o cessione, prezzo di vendita, nonché eventuali aggiustamenti, fino a determinare il guadagno (“gain”) o la perdita (“loss”) generati dalla transazione specifica.

Fonte IRS.gov


Nell’ambito della compilazione del Form 8949, il dichiarante è tenuto a specificare se la transazione di riferimento ha coinvolto proprietà, nel caso specifico valute virtuali, detenute per breve o lungo periodo (“short-term” / “long-term”) prima della loro cessione.


Generalmente, rientrano nella categoria di “short-term” le valute virtuali detenute per un anno o meno prima della loro cessione. In questo caso, la normativa prevede la tassazione di eventuali guadagni derivanti dalla transazione al pari di qualsiasi altro reddito ordinario (“ordinary income”), applicando aliquote progressive che vanno dal 10% al 37% a seconda della fascia di reddito prodotta (come indicato nel paragrafo introduttivo del presente articolo).


Le valute virtuali detenute per più di un anno prima di essere cedute, invece, rientrano generalmente nella categoria “long-term”. Eventuali plusvalenze a lungo termine sono tassate secondo soglie progressive dello 0%, 15% o 20% a seconda della plusvalenza generata.


Il periodo di riferimento ai fini di tale determinazione (anche noto come “holding period”), decorre dal giorno successivo all’acquisto della valuta virtuale e termina il giorno in cui la stessa viene ceduta. Per calcolare l’esistenza di eventuali plusvalenze viene preso in considerazione anzitutto il valore base di acquisto (“cost basis”), che include costi, commissioni e altri costi di acquisizione in dollari americani. Questo valore è per così dire “aggiustato”, ovvero aumentato con determinate spese e diminuito con detrazioni o crediti in dollari americani, ottenendo quella che viene definita “adjusted basis”. La differenza tra quest’ultimo valore e quanto ottenuto dalla cessione della valuta virtuale determina la sussistenza o meno di plusvalenza.


Ad oggi gli exchange con sede negli Stati Uniti forniscono ai propri clienti un Form 1099 (al pari di quello ricevuto da chi percepisce pagamenti da piattaforme come PayPal, Uber etc.), il quale, tuttavia, è obbligatorio solo per clienti che in un anno solare hanno effettuato più di 200 transazioni per un complessivo importo di almeno $20,000. Questo modulo indica il totale che è stato oggetto di transazioni nell’exchange di riferimento, ma non riporta i guadagni e le perdite che, pertanto, devono essere calcolati in via separata.


Dopo aver determinato eventuali guadagni o perdite, il dichiarante è tenuto a segnalarne gli importi complessivi nella Schedule D - Capital Gains and Losses del Form 1040 che mantiene la distinzione tra breve e lungo periodo.

Fonte IRS.gov


Oltre a quanto indicato, le linee guida predisposte dall’IRS prevedono che anche il reddito prodotto dalla ricezione di valute virtuali quale compenso per servizi erogati, così come quello generato dalla vendita delle stesse a clienti nell’ambito di un’attività commerciale, debba essere dichiarato al pari di redditi che rientrano nelle medesime categorie (come, ad esempio, salari dichiarati nella Linea 1 del Form 1040, vendite di beni o servizi inclusi nella Schedule C – Profit or Loss from Business del medesimo modulo).


In conclusione, sebbene la domanda presente nella prima pagina del Form 1040 assuma un carattere meramente informativo, l’IRS richiede al dichiarante di scendere nel dettaglio in caso di vendita, scambio o trasferimento di valute virtuali nell’anno fiscale di riferimento che abbiano generato plusvalenze o minusvalenze. Ne consegue l’importanza di rivolgersi a professionisti del settore al fine di determinare con esattezza le informazioni da riportare nell’ambito della propria dichiarazione dei redditi.


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